
Sarebbero reliquie di San Clemente Martire le ossa trovate domenica 4 luglio tra i rifiuti a Ercolano (Napoli). Secondo quanto accertato dalla polizia sono state trafugate da una cappella sconsacrata del comune vesuviano, un tempo adibita a chiesa privata, di proprietà della famiglia Vitozzi, erede di un vescovo
Le ossa sono state trovate in una cassetta di legno rivestita di velluto rosso, contenente un teschio, alcune ossa ed un’ampolla di vetro con all’interno altre reliquie. Dopo il ritrovamento i poliziotti, su disposizione dell’autorità giudiziaria, hanno affidato le ossa alla facoltà del II Policlinico per i rilievi di medicina legale. Le indagini hanno consentito di risalire alla cappella dove erano contenute e, nel corso di un’ispezione, è stato accertato che la teca di vetro posta sotto l’altare, contenente le reliquie del santo, era vuota. Il proprietario della cappella si è accorto solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine che il lucchetto della porta d’ingresso della cappella era stato forzato e che le reliquie erano state trafugate. Tuttavia per gli inquirenti non sono ancora chiare l’identità e il movente dei trafugatori. Potrebbe trattarsi di fanatici religiosi, di tombaroli e finanche di una setta dedita ai riti satanici.
Fatto sta che l’episodio continua a calamitare l’attenzione non solo della magistratura, ma anche della Chiesa.
In ogni caso non vi è dubbio sulle motivazioni della presenza delle reliquie all’interno della cappella sconsacrata: fino a due secoli fa, gli agli alti prelati era consentito custodire i resti di reliquie dei santi all’interno delle proprie tombe gentilizie di famiglia. Non avendo la Chiesa un censimento che la potesse ricondurre sulle tracce dei resti di santi, questi sono facilmente destinati, col passare del tempo, ad essere dimenticati e misconosciuti per poi, nella peggiore delle ipotesi, venire trafugati dai tempietti privati d’appartenenza.
Questo sarebbe il caso della cappella Vitozzi a Ercolano. Lo stesso proprietario non sapeva di possedere le reliquie di Clemente, il santo, papa dal’88 al 97 d.C., venerato sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. La storia del santo martire è di fatto, per tutti, avvolta nel mistero. Per questo motivo la sua vita è legata più alla leggenda che alla storia.
Tuttavia, intorno al 199, la Chiesa di Roma sosteneva che Clemente fosse stato ordinato da Pietro (De Praescriptione, XXXII), e San Girolamo affermava che ai suoi tempi la maggior parte dei latini “era convinta che Clemente fosse l’immediato successore dell’Apostolo (De viris illustribus, XV). Girolamo sostenne questa tesi anche in molte altre opere. Gli antichi documenti, comunque, mostrano grande incertezza nella sua collocazione temporale.
Il suo martirio, ricostruito attraverso gli atti apogrifi in greco stampati nel 1724, sarebbe legato all’imperatore Traiano che prima bandì il papa in Crimea, dopo che questi ebbe battezzato duemila cristani, poi lo fece gettare in mare con ancora legata al collo. Si narra che il mare retrocedesse di due miglia all’anno fino a rivelare un sacrario in cui erano custodite le spoglie del santo.
Come sia poi arrivato nella cappella gentilizia d’Ercolano, è profondo mistero.